Il rapporto tra l’ipoacusia nei bambini e il ritardo nel linguaggio

Nel nostro precedente articolo di approfondimento sull’ipoacusia infantile, abbiamo sottolineato quanto sia importante intervenire immediatamente dopo una diagnosi di tale patologia, con l’articolo di oggi invece cercheremo di spiegare il rapporto che c’è tra ipoacusia e linguaggio.

Come ben possiamo immaginare il linguaggio verbale è la principale forma di comunicazione, che ci consente di avere una vita sociale, di apprendere e interagire con il mondo.

Una normale funzione uditiva è il requisito necessario per un normale sviluppo del linguaggio. Di conseguenza, lo sviluppo del linguaggio è un processo che necessita di una precisa strutturazione del sistema uditivo nervoso centrale e dei sistemi di articolazione fonatoria.

La maturazione e strutturazione del sistema uditivo centrale iniziano nei primi mesi di vita e continuano fino ai 12-15 anni. Nonostante lo sviluppo si protrae per molti anni, questo non vuol dire che può iniziare a qualsiasi età, infatti, in mancanza di un adeguato apporto di stimoli uditivi fin dai primi mesi, non si può ottenere una normale funzione linguistica. Gli studi affermano che dalla nascita fino ai cinque anni esiste un periodo di maggiore rilevanza e durante questo periodo, se il bambino non viene stimolato a livello uditivo, si possono verificare alterazioni neuroanatomiche.

Il sistema uditivo immaturo, se non stimolato, perde la capacità di maturare a funzionare normalmente. Si verificano di conseguenza alcune modificazioni di struttura e di funzioni causate dalla deprivazione uditiva a livello periferico e centrale che hanno importanti implicazioni sull’efficacia dell’uso di apparecchi acustici e impianti cocleari.

Per attivare il complesso processo della comunicazione è necessario che il bambino senta e ascolti in modo adeguato in quanto l’acquisizione del linguaggio nei bambini inizia con la percezione dei suoni sin dalla nascita e culmina intorno ai 12 mesi con l’innescarsi di un feedback continuo fonologico comunicativo che consente di porre le basi per l’acquisizione verbale, lessicali e morfosintattiche che sono alla base dei processi dell’apprendimento linguistico-comunicativo.

La sordità infantile DEVE essere identificata il più presto possibile, tanto che si dovrebbe riconoscere prima dei 6 mesi di vita. Questo si fa attraverso gli screening neonatali.

I livelli linguistici nei bambini vengono valutati attraverso test che analizzano l’ascolto e la comprensione. Se viene a mancare o viene alterata la percezione uditiva, il danno creato al bambino potrebbe essere irreversibile e produrre a catena un ritardo su tutti gli aspetti linguistici, ovvero problemi ad articolare, nel lessico, della morfosintassi e deficit cognitivi. Perdere informazioni acustiche significa limitare l’analisi e la comprensione del messaggio sonoro e rendere impossibile lo sviluppo di un linguaggio verbale adeguato.

In base al tipo di perdita uditiva emergono difficoltà percettive e linguistiche differenti se non adeguatamente corrette:

  • Perdita uditiva lieve, porta il bambino ad avere difficoltà nell’ascolto delle parole soprattutto da lontano, difficoltà a capire le voci sussurrate e difficoltà nella percezione di alcune consonanti
  • Perdita media, sono presenti deficit articolatori della sintassi e vocabolario limitato.
  • Perdita medio grave, il bambino avrà difficoltà di apprendimento, ritardo del linguaggio, ridotta intelligibilità del messaggio verbale.
  • Perdita grave, non c’è detenzione della voce a volume di conversazione con conseguente assenza di linguaggio. 
  • Perdita profonda, superiore ai 90 dB HL, avremo assenza di detezione di suoni verbali e rumori ambientali.

Lo scopo della prevenzione è quello di eliminare o ridurre al minimo i danni uditivi. Intervenire in modo precoce sulla sordità infantile è possibile grazie ad un’individuazione del problema entro i 3 mesi d’età, in modo tale da intervenire il prima possibile quindi intorno ai 6/8 mesi di vita.

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